Henry Hargreaves – cibo da studio

Lo stomaco è il maestro di musica che infrena e sprona la grande orchestra delle grandi passioni; lo stomaco vuoto suona il fagotto del livore e il flauto dell’invidia; lo stomaco pieno batte il sistro del piacere e il tamburo della gioia“.

Così affermava Gioacchino Rossini, noto compositore pesarese che, con questa metafora ben riuscita, allude a quanto il cibo che mangiamo possa descriverci.
A 150 anni dalla sua morte, la food art ha fatto suo questo concetto, tanto da sfociare in musiche sempre più nuove e contemporanee, come gli scatti di Henry Hargreaves.

Provocatorio e ironico, il fotografo neozelandese indaga passioni e zone d’ombra della cultura americana contemporanea. Servendosi così di stereotipi ed icone, Hargreaves estremizza la realtà, portando alla luce dettagli che spesso la quotidianità ci vela. Comune denominatore tra le sue opere è il cibo.
Debuttando con un lavoro quasi psichedelico e multicolor – Food of the Rainbow – che allude alle grandi quantità di coloranti che farciscono i cibi americani, Hargreaves ha fatto dell’arte concettuale un suo punto di forza, come si può vedere in Deep Fried Gadgets. “I dispositivi elettronici sono diventati quasi devices sacri – dice l’artista – il modo in cui un nuovo dispositivo manda le persone le persone fuori di testa. Ma appena esce il modello successivo, l’ultimo viene immediatamente dimenticato. Parlo della somiglianza tra cultura tecnologica e fast food: tutto viene rapidamente divorato e poi scartato a causa del nostro appetito per il nuovo”.

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Food of the RainbowDeep Fried


Gli scatti di Hargreaves riflettono anche il desiderio che ad esso si associa. Lo stesso artista afferma di essere sempre stato affascinato dall’intensa connessione che vibra tra ciò che una persona mangia e la sua personalità. Sfruttando questa chiave di lettura, nasce uno dei suoi progetti fotografici più rivoluzionari: No Seconds. L’artista ritrae gli ultimi pasti di dodici condannati a morte, ma, non avendo ricevuto i dovuti permessi legali per poter fotografare di persona i piatti dei detenuti, ha deciso di ricreare fedelmente gli ultimi desideri alimentari espressi dai serial killer.
Tra le pietanze più frequenti ricorre spesso il “junk food”: pollo fritto, toast e patatine fritte.
Le storie, ricostruite con didascalie analitiche, propongono un estremo incontro con l’umano, laddove ogni traccia di umanità cessa di esistere. Il grande iperrealismo fotografico complica ed amplifica il processo di identificazione tra il soggetto descritto ed il pubblico, così da far riflettere su come il condannato affronti l’ultimo giorno della sua vita attraverso il gusto, o stomaco che dir si voglia, che, tornando alle parole di Rossini, è il maestro di musica che infrena e sprona la grande orchestra delle grandi passioni.

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di Chiara Cocon


ilcorriereimusicale.it
http://www.hargreavesandlevin.com/lumen/
http://www.artribune.com/report/2013/11/lultima-cena-secondo-henry-hargreaves/
urbancontest.com

Immagini:
Google Search
– Food of the Rainbow Henry Hargreaves
– Deep Fried Henry Hargreaves
– No Seconds Henry Hargreaves

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