Quegli insetti sul quadro e nel menù

I grilli. Chi li ha assaggiati giura che sanno di gamberetti. Poi sono arrivate le aziende che, spinte dal più bizzarro dei venti culinari, li hanno trasformati in farina. E i bachi da seta pare non siano da meno: ideali per farne la base per il panettone. L’entomofagia da tabù diventa un business da tavola avvallato dall’Unione Europea, sdoganato nel Vecchio Continente diciamo “alla francese”, sotto il segno del nouvel cibo.
Resta comunque uno spartiacque fatto di antropologia, costumi e cultura che regola il rapporto tra uomo e insetti. E a queste latitudini lo spettro di reazioni ci rende ancora più inclini al ribrezzo che all’acquolina, non fosse che le vie della meraviglia sono infinite. Ma che accade se dalla cucina passiamo all’arte?

Enzo Fiore
Enzo Fiore – Fonte, Galleria Continiarte.com

Accade di imbattersi in Enzo Fiore, che anziché prendere pennelli e colori mette le mani nella terra prendendo di tutto, foglie, radici, pure gli insetti. E’ una pittura lenta e minuziosa, che si serve di una resina stesa orizzontalmente per tracciare la base, e di pinze – che guarda un po’, ricordano quelle da impiattamento – per posizionare cavallette, lombrichi & co. facendoli aderire alla superficie. Con questa tecnica Fiore ricrea le principali icone del ‘900: i volti giganti di Marilyn Monroe, Andy Warhol, Jan-Michel Basquiat sono alcuni dei ritratti scelti fra cantanti, artisti, attori. Sono figure mitiche osannate dalla cultura pop, riprodotte da Fiore in dimensioni ciclopiche e paradossalmente rigettate nel fango, come a dire che tutto, alla fine, ritorna polvere, secondo una legge più terrena che di divina.
I riflessi verdastri delle corazze di maggiolini e scarafaggi rivivono nei volti come piccoli pigmenti di colore che si rivelano man mano che la tela si avvicina e l’occhio mette a fuoco. Sottendono il tema della morte, ma in un modo meno sconcertante rispetto a operazioni artistiche ormai “di lusso” provenienti da altre frontiere.

E’ questo il caso di Damien Hirst e delle migliaia di farfalle sacrificate in nome di un inno all’eccesso celebrato sotto il segno dell’arte. Per la precisione 9mila variopinti lepidotteri hanno perso la vita nel 2012 battendo le ali tra i visitatori di In and out of love, all’interno della più grande retrospettiva dedicata all’artista in patria, alla Tate Modern di Londra, che ancora una volta ha scatenato l’ira di ambientalisti già shoccati da mucche, vitelli, agnelli e squali affettati in due. Impassibile Hirst, di fronte al destino di quelle 9mila coloratissime farfalle. Tanto da farne uso a più riprese per trasformare intere superfici in trame orientaleggianti, inserite in teche di plexiglass o posizionate su trittici di medievale memoria. Farebbe meno male pensare che prima di spiccare il volo quelle svolazzanti vittime sacrificali strisciavano su foglie e fiori? Una mano la danno quei Paesi come l’Olanda, dove già da tempo si parla di Bugs Sticks, mischiando insetti alle barrette di cioccolato.

Damien Hirst - Fonte Tate gallery
Damien Hirst

Sorte migliore spetta agli insetti che passano dalle mani dell’entomologo di Los Angeles Steven Kutcher, addomesticati come pennelli viventi per la sua Bug Art. Delicatamente Kutcher prende scarafaggi, ragni, mosche e falene e a mano ne colora le zampette una ad una. Al termine di questa sorta di pedicure a base di vernici composte principalmente di acqua vengono lasciati liberi di passeggiare sulla tela di canapa. Kutcher interviene al massimo con fonti di luce, per influenzare i percorsi colorati, che nei vortici, nei puntini e nelle sbavature, si trasformano in composizioni astratte che richiamano una sorta di land art  in miniatura e danno forma a un microcosmo altrimenti invisibile. Oppure – ahinoi – Kutcher si cimenta nella riproduzione di capolavori dell’arte da Durer a Kandinsky.
Ad ogni modo, i ruoli si ribaltano. Sono gli insetti a realizzare l’opera, tanto che Kutcher li chiama “artisti”. Il suo ruolo è quello dell’allevatore. E non è difficile immaginare come, dalle quelle parti della West Coast, una buona fetta della richiesta di insetti arrivi periodicamente dai set hollywoodiani; tanto che Kutcher è finito al soldo di produzioni come Spiderman o l’Esorcista II.

Fiori, Hirst, Kutcher sono esempi distinti di come la natura continui a nutrire le forme dell’arte contemporanea, attingendo in certi casi al collezionismo. La maniacalità di Hirst con le migliaia di farfalle delle opere disposte ad ali spiegate una accanto all’altra, non sembra allora molto distante dalla meticolosità con cui i due coniugi O’Brien, entomologi dell’università dell’Arizona, hanno raccolto per tutta la vita un milione e 200mila insetti, creando la più grande collezione al mondo, del valore di 12 milioni di dollari. E nemmeno, per tornare a un gigante dell’arte, alla fibrillazione che il giovanissimo Van Gogh provava nel catturare le specie tipiche dei corsi d’acqua per farne “i suoi trofei”.

Van Gogh - Farfalla testa di morto su un fiore
Van Gogh – Farfalla

Lo scriveva la sorella Elizabeth, raccontando che “coleotteri dal dorso lucido, insetti con grandi occhi tondi e zampe storte, che si contorcevano appena pescati” erano le prede favorite del fratello, delle quali ricordava ogni nome sia in olandese che in latino, e che appuntava con spillo e cartellino a una scatoletta.
E’ allora così difficile digerire il passaggio dall’opera al menù? Al suo tempo Pellegrino Artusi parlava dell’arte di mangiar bene, gettando le basi per la gastronomia del Bel PaeseChe abbia dimenticato un capitolo?

Federico Spadoni

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