Il grande critico e il regista premiato: l’osteria si trasforma in luogo d’arte

Conoscete Gambellara? No? Non è colpa vostra. A Gambellara non c’è nulla, eccetto poche case e una chiesa in mezzo alla campagna dispersa tra Ravenna e Forlì. Un posto dal quale la maggior parte delle persone passa senza fermarsi.

Ah, c’è anche un circolino, nato come casa del Fascio, diventato nei decenni sala cinematografica di paese, balera e, ultimamente, osteria. Ecco, in questa cartolina dell’Italia rurale in questi giorni si fermeranno uno fra i più importanti critici e produttori cinematografici, uno dei video-artisti italiani più celebrati del momento e due compagnie teatrali tra le più importanti del panorama teatrale italiano e internazionale.

L’occasione si chiama Cinema Km Zero, una rassegna cinematografica curata da Marco Müller. Che tra un volo e l’altro in Cina, Usa, Svizzera e Italia, trova il tempo di coniugare gli impegni nei più prestigiosi festival (portano o hanno portato la sua firma eventi come il Festival del Cinema di Roma, Pesaro, Rotterdam, Locarno e la Mostra del Cinema di Venezia) e un evento low-budget con un taglio estremamente di nicchia: cibo e arte, in particolare quell’ambito dell’arte visuale che utilizza la forma video come espressione borderline tra più discipline, la video-arte, il cinema, il teatro.

Il tutto in un luogo che da qualche anno prende il nome di Osteria del Pancotto, aperta dallo chef Pierpaolo Spadoni con lo scopo di coniugare ricerca e tradizione culinaria locale (a chilometro zero appunto) in un luogo della memoria.

Marco Muller
Marco Muller durante la prima edizione di Cinema Km Zero, assieme a Alice Rohrwacher

E chi meglio di Müller, di formazione antropologo con la passione per le produzioni gastronomiche locali, avrebbe potuto firmare un cartellone di questo tipo. Il primo nome individuato dal critico è già apparso tra le righe di Olio su Tela. Si tratta di Yuri Ancarani autore, se ricordate, de Il suono della lasagna di Massimo Bottura.

La rassegna si apre con due giornate, il 7 e l’8 aprile, che rappresentano la prima retrospettiva dedicata al video artista nei dintorni della sua Ravenna, a un anno circa dal premio della giuria ricevuto al festival di Locarno per “The Challenge”. In cartellone i suoi primi lavori, la raccolta di corti di “Ricordi per moderni”, realizzata tra gli anni ’90 e i primi 2000, e due film dalla trilogia “La malattia del ferro”, “Piattaforma Luna” e “Il Capo”. Tutte opere con un legame strettissimo col territorio e con la lungimiranza di uno sguardo a km zero.

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Yuri Ancarani, fonte indie-eye

La seconda parte del festival slitta a fine mese, interpellando le compagnie teatrali Motus, con Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, Fanny & Alexander, rappresentata da Luigi De Angelis e Chiara Lagani. A entrambe spetta il compito di individuare e presentare una pellicola a testa, che sia stata fonte di ispirazione, rievocando allo stesso tempo un ponte tra arte e territorio. E così, il 30 aprile, la piccola osteria di campagna proietterà “Gerry” di Gus Van Sant e il 20 maggio, a chiusura della rassegna “Grizzly man” di Werner Herzog.

Prima di ogni proiezione, ed è qui che il legame arte-cibo raggiunge l’apoteosi, il pubblico riceve in sala le portate dello chef, preparate di volta in volta seguendo il tema della pellicola. Insomma, non proprio patatine e pop corn.

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Luigi De Angelis nel salone dell’Osteria del Pancotto
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Motus, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, fonte Zero

di Federico Spadoni

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