Epiphanies / A vision of Life – Il “percorso” di Carmen e Daniele (intervista ai due artisti)

Dopo aver intervistato Angelo Cucchetto, l’organizzatore di Foodgraphia, continuiamo il nostro viaggio all’interno della mostra.

Questa volta abbiamo intervistato Daniele Libero Campi Martucci Carmen Romeo, la coppia di artisti che ha esposto a Foodgraphia il proprio progetto Epiphanies / A vision of life, un percorso che parla della loro vita: i sogni, i momenti insieme, il loro amore.

I due artisti, gentilissimi ed estremamente disponibili, ci hanno raccontato cosa c’è dietro le loro opere, cosa significano e come sono nate. Iniziamo insieme a loro questo percorso.

 

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Raccontateci di voi, chi sono Carmen e Daniele?

Compagni nella vita, Carmen e Daniele sono due sognatori che vivono la fotografia come il mezzo nel quale incanalare il loro amore per l’arte, la ricerca del bello e della meraviglia, la visione giocosa della vita.

Laureata in storia dell’arte, Carmen ha compreso da subito che ciò che la rende felice è condividere questa passione per l’arte con gli altri e fare il mediatore culturale. Un desiderio che ha potuto concretizzare in questi quattro anni: come volontaria FAI (Delegazione FAI Giovani di Genova) e nelle attività con diverse associazioni locali genovesi, fino all’attuale collaborazione con i Servizi Educativi di Palazzo Ducale di Genova, dove svolge le visite guidate alle mostre per le scuole di ogni ordine e grado e i laboratori per bambini dai 6 agli 11 anni. Sempre nell’ottica di crescere e consolidare il suo profilo, nella convinzione che sia questa la sua strada, attualmente sta frequentando un Master sui Servizi Educativi nei musei d’arte visiva.

Laureato in Economia, Daniele ha lavorato in ambito contabile-gestionale e, da cinque anni, ricopre il ruolo di direttore amministrativo in una società di consulenza di Pavia operante nel settore chimico-farmaceutico. Si avvicina alla fotografia durante gli anni dell’adolescenza, ispirato dal desiderio di trasferire in immagini quel personale sentimento di disagio ed inquietudine inizialmente espresso ricorrendo alla scrittura. Proprio la ricerca di un “altrove” nel quale trovare rifugio per allontanare la realtà lo ha inizialmente condotto verso i luoghi in abbandono in cui regnano vuoti e silenzi, in primis manicomi e siti industriali sui quali ha sviluppato diversi progetti fotografici. Attualmente sta affiancando alla passione per la fotografia un’intensa attività di ricerca storica sul territorio ligure nell’ambito di un progetto ad ampio respiro.

Avete esposto le vostre Epiphanies alla mostra Foodgraphia, che effetto vi ha fatto?

“Abbiamo provato una forte emozione e siamo molto felici che questo progetto sia stato apprezzato e selezionato. Per noi è molto importante il confronto, serve a crescere e a guardarsi da fuori per non rischiare di restare chiusi su se stessi pensando di “fare bene”. Non è la prima volta che questo progetto viene premiato e gli viene riconosciuto un qualche valore, ma senza dubbio questa è la cornice più prestigiosa e ciò ci riempie di sano orgoglio.”

Da dove è nata l’idea e l’ispirazione per Epiphanies?

“[Carmen] Epiphanies / A vision of life è un progetto a cui teniamo moltissimo perché in esso è racchiuso molto di noi. Vi sembrerà strano, ma l’idea è nata per gioco. Una sera dopo cena Daniele si è rivolto a me dicendomi: <<Adesso tu crei qualcosa con queste cose qui”>> (indicando i vasetti Ikea messi lì in fila come soldatini e contenenti: granetti, taralli, corn flakes, muesli, biscotti al grano saraceno…). Lì per lì, l’ho guardato sbalordita, pensando tra me e me: che cosa potrò farci mai?, poi ho messo il telo nero sul tavolo della cucina e mi sono prestata al gioco, perché sapevo che qualcosa di sicuro avrei creato e perché soprattutto sapevo, in cuor mio, che quella era un’altra occasione che Daniele mi stava dando per esprimere la mia creatività e tutto l’immaginario che mi porto dentro. Come quando ho ripreso a disegnare per lui, io che ho sempre amato farlo, ma non posseggo nemmeno un disegno perché ho sempre disegnato per donare. E così quella sera è nata istintivamente Epiphanies / A vision of childhood, ossia un gatto fatto di muesli, con occhi di taralli, che si affaccia da un muretto di granetti, e altro non è che la parte più fanciullesca che ognuno di noi porta dentro, a volte relegandola in un angolo.

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A vision of childhood

La sera successiva, sempre dopo cena, mi ritrovavo a preparare una ciotola di verdure crude da sgranocchiare e, mentre le pulivo e le collocavo dentro (finocchi, carote e cetrioli) mi accorgevo che in quelle verdure vedevo altro e che, da come le stavo posizionando, sembravano un bouquet di calle. Così senza indugiare ho preso il telo nero e ho chiamato Daniele e abbiamo fotografato quella che sarebbe diventata Epiphanies / A vision of illusion. Nelle sere dei mesi successivi, tutte le volte che un cibo appena consumato o che avremmo consumato, mi suggeriva la visione, ci eravamo promessi di fermare quell’attimo, di fermare quell’immagine che era scaturita nella mia mente, per cristallizzare per sempre uno dei nostri momenti di vita insieme. E vi assicuro che è così, perché per ognuna di esse noi ricordiamo l’attimo in cui l’ho creata, la sera e l’attesa nell’aspettare che questa visione prendesse forma su quel telo tra le mie mani.

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A vision of illusion

[Daniele] Con questo progetto abbiamo sperimentato per la prima volta il lavoro in coppia, senza mai sovrapporci, anzi, sempre con grande rispetto per le rispettive attitudini. Ci è dunque venuto del tutto spontaneo acquisire ruoli ben precisi senza bisogno di alcun accordo: a Carmen spetta la fase creativa (del resto il mio immaginario personale è più malinconico), mentre a me quella fotografica. La cosa bella sta tutto in questo, nella naturalezza con cui avviene, senza schemi da rispettare che non siano quelli tracciati dalla propria creatività. O, meglio, dalle visioni che ciascuno ha e trasmette attraverso il mezzo espressivo che ha scelto di adoperare.”

Il vostro progetto “Epiphanies / A vision of life” nasce dalla vita di tutti i giorni e, attraverso le diverse “visioni” ci racconta un persorso. Quindi cos’è per voi “Epiphanies / A vision of life”?

Il nostro cammino insieme, fatto di tutti quei valori che ad oggi le diverse epifanie rispecchiano e di quelle che verranno.”

Tutte le “Epiphanies” sono davvero fantastiche, ma la mia preferita, personalmente, è “A vision of happiness”. Tra le epiphanies che nel loro insieme compongono il percorso, ce ne sono alcune che, singolarmente, vi rappresentano particolarmente o alle quali siete maggiormente legati?

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A vision of happiness

“[Carmen] Pensa, A vision of happiness è nata semplicemente dalla visione del coperchio di un barattolo di fagioli (Daniele ne è ghiotto) che era poggiato sul lavandino tutto piegato in attesa di essere differenziato. Appena l’ho visto non ho potuto non ricordarmi le Campbell’s Soup di Warhol e così ho deciso di creare la mia. Il problema è che – come sempre in queste immagini – l’ho realizzata con quello che avevo. Una sottiletta per lo sfondo bianco, il ketchup per il rosso, la farina di polenta per il giallo e pezzi di bastoncini di crusca per creare lo smile e… paté di olive taggiasche per realizzare la scritta soup! Tutta montata pezzettino per pezzettino pescando dal vasetto un po’ di paté alla volta con uno stuzzicadenti! Roba da pazzi! Per non parlare della scritta Happiness, se non sono ancora lì a cercare di ottenerla è grazie a Daniele che mi ha consigliato di farla con il dentifricio. Visto che qualsiasi cosa mettessi, il ketchup la risucchiava via!
La mia preferita resta Epiphanies / A vision of dreams perché tutte le volte che la vedo mi sento sotto quell’albero (finocchio), sotto quel cielo stellato a guardare il Grande Carro (piccioli dei pomodori ciliegini).

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A vision of dreams

[Daniele] È vero, ogni tanto mi chiede dei consigli tecnici per la realizzazione delle composizioni ma, se posso, preferisco restare in disparte in attesa che l’opera sia completata.
La mia preferita è invece Epiphanies / A vision of hunger poiché prettamente concettuale. Questa composizione gioca infatti con le assenze e le presenze, la memoria evanescente di un qualcosa che ormai appartiene al passato, ma anche quel vuoto che impedisce di cogliere la fragilità di un istante. Ecco dunque che non ho le posate per mangiare, di queste ho solo l’idea dell’uso che dovrei farne, una traccia che appartiene ai ricordi ma non per questo meno legata alla contingenza del presente. Tuttavia il senso di delusione causato dalla loro assenza è minore rispetto a quello che scaturirebbe nel fronteggiare un pasto così esiguo: sotto certi aspetti la privazione ci difende dalle aspettative infrante che, spesso, ci riserva la realtà. Come del resto ho già avuto modo di dire, il mio immaginario personale è malinconico e assai poco consolatorio, per tale ragione sono legato al mondo dei sogni come strumento catartico per superare le durezze della vita.”

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A vision of hunger

Considerando la mostra e il contesto, la domanda sorge spontanea: perchè avete utilizzato proprio il cibo? Che significato ha per voi?

“Perché il cibo per noi rappresenta un momento di condivisione, un momento che raccoglie, un momento che unisce. I nostri nutrimenti racchiudono in sé tutta la nostra energia creativa.”

Tra gli artisti/food photographer del passato e di oggi, che fanno del cibo il loro strumento per fare arte, c’è qualcuno che ammirate particolarmente o che più vi ispira?

“Senza dubbio Arcimboldo!”

Abbiamo iniziato da voi e chiudiamo con voi, quali sono i progetti futuri (artistici e non) di Carmen e Daniele?

“Quelli artistici: desideriamo concludere un progetto fotografico alla scoperta dei palazzi storici di Genova (Patrimonio Unesco), e un altro progetto fotografico in cianotipia stavolta su tela in cotone, che sia itinerante in alcuni importanti musei genovesi.
Quelli non artistici: pianificare il matrimonio!

Tanti GRANDI progetti di fronte insomma, quindi… in bocca al lupo! Per concludere volete aggiungere qualcosa da dire a “Olio su tela”?

“Vi ringraziamo per averci dato l’opportunità di raccontarci e ci auguriamo di aver risposto in maniera esaustiva alle vostre domande!
Cogliamo inoltre l’occasione per farvi i nostri complimenti per il vostro blog, dai contenuti mai banali, molto ben curato nella forma e nella sostanza e, soprattutto, nel quale si avverte molto bene la passione che lo muove e che fa la differenza. A tutti voi va il nostro sincero in bocca al lupo affinché questo progetto cresca e sia conosciuto presso un pubblico sempre più vasto, ve lo meritate!”

E noi di Olio su Tela ringraziamo vivamente Carmen e Daniele, per la disponibilità, l’interessantissima intervista e per le belle parole.

di Davide Pari

fonti:

Epiphanies / A vision of Life è un progetto di Daniele Libero Campi Martucci e Carmen Romeo.

Foodgraphia è una rassegna organizzata da Angelo Cucchetto.

Foto di copertina di Andrea Bertani

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