Arte(fatto) – Massimo Fenati si racconta

Bentornati nella rubrica Arte(fatto).

Vi ricordate di chi abbiamo parlato nell’incontro della settimana scorsa? Abbiamo attraversato la storia soffermandoci sui burleschi ritratti di Giuseppe Arcimboldo sino ad approdare ai giorni nostri, precisamente immersi nelle storie che i disegni di Massimo Fenati ci raccontano.

La creatività e la simpatia dei suoi ritratti ci hanno condotto ad aprire le credenze della cucina di Massimo Fenati ed a svelarvi i segreti che animano le sue illustrazioni e che danno vita ai suoi lavori.
Vedrete… Leggendo le sue parole sentirete il profumo del pane appena sfornato, l’odore della mina appena temperata e il suono di chi sa sorridere alla vita imparando dalle critiche.

A questo punto lascio a lui svelarvi la sua storia. Mettetevi comodi e lasciatevi trasportare nella Londra contemporanea.

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Massimo Fenati
  • Italiano di nascita, ma londinese acquisito. Parlaci di te.
    Sì, ormai posso dire di aver vissuto metà della mia vita a Londra… Eppure quando mi sono trasferito pensavo che fosse solo per pochi mesi! E adesso invece ho anche preso la doppia cittadinanza. Londra é una città che accoglie a braccia aperte e ti fa sentire subito parte di questa bellissima giostra cosmopolita. Dopo tanti anni mi sento davvero metà italiano e metà British.
  • Cosa ti ha portato a scegliere Londra piuttosto che un’altra città?
    Io mi sono laureato in Architettura a Genova ma non volevo fare l’architetto. E siccome pensavo che il fumettista fosse una professione molto bohémienne e quindi squattrinata, ho deciso di lavorare nel campo del design, che a metà degli anni ’90 stava avendo un momento di fioritura interessantissima qui a Londra. Ho avuto delle bellissime esperienze in quel campo, ma poi dopo diversi anni da designer, quasi per caso ho creato dei personaggi illustrati, due pinguini dal nome Gus & Waldo, coi quali ho iniziato a pubblicare dei libri, prima solo in Gran Bretagna e poi anche all’estero: Germania, Finlandia, Brasile… e infine anche in Italia.. I miei pinguini hanno preso il sopravvento e nel giro di un paio di anni la mia carriera si é totalmente spostata su fumetto, illustrazione ed animazione. Ovviamente ne ero felicissimo: era come se il mio sogno di fare il fumettista fosse scritto nelle stelle e prima o poi ci dovessi arrivare, anche se per vie traverse.

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    Gus & Waldo
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    Waldo da Caravaggio

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    Due faraoni in conversazione
  • Com’è nata la passione per l’illustrazione?
    É una passione che mi porto dentro dalla nascita. Fin da bambino passavo giornate e giornate a disegnare. Ricordo ancora la gioia di entrare in un’edicola a cercare le nuove uscite o in un negozio di cartoleria per comprare una grossa scatola di pennarelli… Sono cresciuto nutrendomi di una grassa dieta di fumetti, da Tintin a Mafalda, dall’Uomo Ragno a Lupo Alberto. E non ho mai smesso di leggere e disegnare. La stessa scelta universitaria é stata dettata dalla mia passione per il disegno, anche se in maniera abbastanza obliqua. Poi crescendo ho continuato a scarabocchiare cose a destra e a manca e quando finalmente ho iniziato a pubblicare libri mi sono anche messo a sperimentare con l’animazione. Per me l’importante é avere carta e matita in mano (o tavoletta grafica e computer) e sono felice come una pasqua.schermata-2017-01-25-alle-22-18-13
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  • So che oltre all’animazione hai anche la passione per la cucina. Quali sono le sue radici e come tieni viva questa fiamma?
    Sì, se il disegno é il mio pane quotidiano, senza cui morirei di stenti, la cucina (e soprattutto il baking) é il mio dessert: non é necessario alla sopravvivenza, ma gli dà un bel gusto! Da quando mi sono trasferito a Londra lasciando la tavola pronta di mia madre, ed ho dovuto imparare a cucinare, ho iniziato a sperimentare e a divertirmi in cucina. Ho fatto anche qualche corso al Cordon Bleu, ma la vera rivoluzione é avvenuta quando nella mia vita è entrata Yolanda, la mia pasta madre (che per chi non lo sa é un lievito naturale usato soprattutto per la panificazione), originaria di un forno calabrese. Con lei faccio il pane settimanalmente per la gioia dei miei amici e commensali, ma poi anche focacce, grissini, dolci lievitati… Così ho iniziato ad appassionarmi a tutti i prodotti da forno, ho creato nuove torte di mia invenzione, e poi ho esteso la passione a tutto l’ambito culinario.
  • Come e dove è nata l’idea di collaborare con Il Corriere della Sera per realizzare la rubrica “la Cucina a Fumetti”?
    Non potevo fare a meno di mettere assieme le mie due passioni: gastronomia e disegno. Ma volevo fare una rubrica che parlasse di cucina dal punto di vista del non-professionista, per cui niente ricette che ti fanno leccare i baffi e poi sono impossibili da realizzare. Mi interessava trattare di tutto quello che ruota intorno al pianeta cucina, da come funziona il glutine alla dieta della regina Elisabetta, dalle meraviglie nascoste della gastronomia inglese alle mie disavventure con la colomba pasquale… E ho pensato che il linguaggio del fumetto fosse un medium favoloso per parlare di queste cose. Soprattutto é il linguaggio che mi é più congenito.
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    yolanda
    Le avventure di Yolanda, pasta madre.

    Per scoprire chi è Yolanda, la pasta madre, date un’occhiata al Capitolo 1 de “La Cucina a Fumetti”.

  • Sei famoso (anche) per i tuoi “foodles”. Qual è il segreto della loro ricetta perfetta?
    Ho iniziato a creare questi disegni per la mia pagina Instagram. La parola “foodle” (un mio neologismo) é la contrazione delle due parole “food” e “doodle” (cibo e scarabocchio), per cui di nuovo metto assieme disegno e cucina. In pratica sforno una treccia dolce, la fotografo e ci traccio intorno un disegno che la trasforma nella treccia di una vichinga. Una ciambella diventa un salvagente ed un cannolo siciliano fa le veci degli occhi di un rospo…
    Credo che se hanno avuto così successo su Instagram sia perché si legge tra le righe (righe disegnate!) quanto mi diverto a farli. Io credo profondamente nel valore di una creazione artistica di qualsiasi genere che nasca da una passione intima: il lettore, o spettatore, o fruitore in genere, percepisce se dietro ci sta un’idea creata a tavolino o se c’é un vero slancio personale. Questi “foodles” sono per me un piccolo sfogo creativo che accompagno a delle brevi filastrocche in rima con la storia dei personaggi illustrati. Per me é puro divertissement, e penso che chi li apprezza lo avverta subito.portfolio15
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  • Da dove prendi ispirazione per creare i tuoi personaggi?
    L’ispirazione per progetti “self-generated” nasce da ovunque ed in qualsiasi momento. Tutte le idee personali che ho elaborato nella mia carriera di fumettista ed illustratore sono nate nei modi più disparati. I miei pinguini sono nati dal mio amore per questi animali e da uno scarabocchio fatto per caso su post-it. I personaggi dei mei foodles scaturiscono dalle forme del cibo che uso per i disegni e dalla storia che mi immagino abbiano alle spalle.
    Poi ci sono invece i progetti fatti su commissione, in cui il cliente mi dà un brief con parametri e restrizioni specifici, e da lì trovo che sia semplicissimo avere idee: più vincoli si hanno e più la fantasia ha humus per crescere, mentre se un committente mi dice “fa quello che vuoi” mi trovo spesso spiazzato dalla troppa libertà.
  • Che significato dai al cibo?
    Per me il cibo é cultura. Ed intendo dire sia cultura nazionale che cultura dell’individuo. Il cibo ci tramanda tradizioni secolari, definisce il carattere di una popolazione. E il cibo parla anche di noi e di come siamo come individui, per la scelta di quello che mangiamo e cuciniamo, e persino come lo consumiamo.
  • Quali consigli daresti a designer, grafici e illustratori esordienti?
    Qualcuno vi consiglierà: “Non ascoltate chi vi critica, perché voi dovete essere voi stessi”. Io invece vi dico: “Ascoltateli eccome!”. Preparatevi a rifiuti e critiche negative, dovrete avere la corazza dura per sopportare queste cose, ma ascoltate ogni singola parola e dateci dentro. Non pensiate che sarete degli artisti al primo tentativo. Due sono le parole d’ordine: esercizio e disciplina. Come un violinista prova e riprova un brano musicale fino alla nausea finché non lo sa alla perfezione, lo stesso é per i vostri disegni. E per esercitarsi a fondo senza gettare la spugna ci vuole tanta disciplina.

di Chiara Cocon


fonti:

http://www.massimofenati.com/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/24/le-avventure-di-yolanda-pasta-madre-capitolo-1/962854/

https://www.instagram.com/massimo_fenati/

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