Da Amber Locke a Arthur Coulet – Le mode alimentari non solo nel piatto

Vegetarianesimo, veganesimo, bio, kilometro 0, gluten free, no olio di palma…

Quante sono le mode alimentari che, sempre più, si sviluppano e si diffondono? Tra scelte salutistiche, ideologiche, di necessità e intolleranze, tipi differenti di cucina e di alimentazione sono sempre in continua evoluzione, con l’emergere costante di nuove diete, pronte a diventare la nuova moda del momento e a stravolgere il mercato alimentare e della ristorazione.

Sì, perché, spesso dimenticando le motivazioni all’origine di un certo tipo di alimentazione o l’altro, di mode si tratta. Scelte che vanno ben oltre al “cosa ingeriamo”, ma che mirano a mostrare agli altri chi siamo, in cosa crediamo e cosa vogliamo comunicare. Tutto questo attraverso il cibo, quindi guai a definirlo “solo” un bene di prima necessità.

È ancora più curioso però quando queste mode non restano limitate al piatto o al ristorante da scegliere, ma si spostano e si diffondono anche in altri contesti, quasi a mostrare l’importanza e la complessità dell’argomento.

Ecco quindi che le scelte alimentari permeano anche l’arte, sempre strettamente collegata al contesto in cui si sviluppa, portando da una “tavola” ad un’altra i trend che caratterizzano un determinato periodo.

C’è chi la prende molto sul serio, come l’artista inglese Amber Locke, vegana nella scelta dei cibi da mangiare, ma non solo. Amber, che potete trovare con il nickname di @rawveganblonde su Instagram, ha portato il suo veganesimo ad un livello successivo, utilizzando esclusivamente frutta e verdura per comporre i suoi “quadri vegetali”.

Inutile dire che il risultato è uno spettacolo di colori che affascina chi lo guarda e, allo stesso tempo, descrive lo stile di vita dell’artista.

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Come se non bastasse, Amber Locke non si limita a rappresentare artisticamente le sue scelte alimentari attraverso le sue composizioni, ma elabora anche delle vere e proprie ricette di insalate (raccolte nel libro Nourishche siano non solo buone, ma anche e soprattutto belle.

Sul sito dell’artista si comprende che cosa la spinge ad elaborare le sue composizioni: il suo stile di vita healthy e la sua scelta alimentare vegana, ma anche l’amore e la passione per i frutti e gli ortaggi, per i loro colori e le loro proprietà, in modo da poter rappresentare attraverso questi le diverse stagioni e uno stile di vita sano.

Insomma, quando il veganesimo lo si prende davvero sul serio!

C’è poi chi la prende meno sul serio, ma che preferisce, in qualche modo, divertirsi un po’ e prendersi gioco di tutte queste mode alimentari che condizionano le nostre scelte.

Si chiama Arthur Coulet e di mestiere fa il grafico e il blogger. Il suo terreno di battaglia non è Instagram però, ma Tumblr, dove potrete trovare lo spettacolare Gluten Free Museum. Il grafico francese passa dall’arte moderna a quella contemporanea, fino ad arrivare al cinema e ai Simpsons, non risparmia nessuno nel suo gioco provocatorio di rimuovere da opere o frame di film più famosi, tutto il… glutine.

La presa in giro di Coulet non è rivolta ovviamente ai celiaci, costretti ad una scelta alimentare obbligata, ma schernisce piuttosto tutta l’ondata del No Glutine, visto oggi da molti come “il male assoluto”, anche per chi non soffre di intolleranze o allergie.

Un’altra moda appunto, quella di eliminare dai propri pasti tutto ciò che contiene l’oscuro glutine, quella di scegliere ristoranti solo ed esclusivamente Gluten free, senza poi sapere nemmeno bene cosa contiene glutine e cosa no. Per questo Arthur Coulet si diverte, in modo sottile e senza accusare nessuno, a togliere anche lui il glutine dappertutto, perchè  forse Gluten Free è meglio. Anche se poi i risultati possono essere questi:

Ecco che Bread & Jam di Roy Lichtenstein, diventa solo Jam nella sua versione Gluten Free.

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Bread and Jam di Lichtenstein, rivisitata da Coulet.

La tavola di Spoerri diventa un po’ più ordinata senza glutine.

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Una rivisitazione di una delle famose tavole di Daniel Spoerri.

Arcimboldo invece non ha perso la testa, ma in compenso ha perso tutto il resto.

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Un Arcimboldo tutto-testa. Il suo corpo di grano non può essere accettato.

Tocca pure a Paul Cézanne il “gluten-washing” e così nel suo Still Life with Bread and Eggs, rimangono solo le uova.

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Still Life with Bread and Eggs di Paul Cézanne, anch’esso passato sotto le mani di Coulet

Infine, forse il capolavoro assoluto di Arthur Coulet e del suo Gluten Free Museum: Farmers in siesta di Vincent Van Gogh. Nella versione gluten free i contadini possono riposarsi a maggior ragione, visto che non c’è più grano. Il problema però è dove appoggiarsi per la siesta!

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Cambiano colori e figure nella variante senza glutine di Van Gogh.

Amber Locke ci insegna a prenderla molto sul serio, portando le sue scelte alimentari anche nelle sue opere; Arthur Coulet preferisce prenderla un po’ più con leggerezza, forse un po’ confuso da tutte le nuove mode che emergono da ogni angolo.

Ciò che è certo però è che tutte le nuove (e vecchie) mode alimentari, non si fermano al piatto; influenzano il mercato, gli stili di vita, si espandono in altri ambiti. E l’arte, terreno di espressione e identificazione, ovviamente non fa eccezione.

di Davide Pari

fonti:

https://www.instagram.com/rawveganblonde/

http://www.ambaliving.com/about

http://glutenimage.tumblr.com/

http://www.focus.it/cultura/arte/il-mondo-dellarte-senza-glutine

Amber Locke – copertina

Amber Locke – Foto 1

Amber Locke – Foto 2

Amber Locke – Foto 3

 

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