Arte(fatto) – Pop Art a puntini

Il termine “Still life vi dice qualcosa?
Non si tratta del film britannico uscito nel 2013 e diretto da Uberto Pasolini, ma del titolo di alcuni soggetti ritratti da un artista statunitense, contemporaneo a Andy Warhol, amante dei fumetti, delle decorazioni e del disegno a mano. Non vi viene in mente nessun nome? Sicuramente conoscete le sue opere o avete visto qualche produzione in serie dei suoi disegni.
Provate a risolvere il “rebus” all’inizio dell’articolo: vi svelerà un paio di indizi fondamentali per capire il contesto in cui ha operato il nostro artista.

Nel frattempo provo ad aiutarvi un po’.

Mescoliamo insieme una società all’insegna del consumismo, gli anni del dopoguerra, con un cucchiaio di pop (non il genere musicale, sia chiaro), e otteniamo la ricetta perfetta per descrivere l’America del 1960 vista dagli occhi della Pop Art.

Ma continuiamo con ordine. Che cos’è la Pop Art?

La Pop Art nasce in America, intorno agli anni cinquanta, ma esplode e si afferma dieci anni dopo, in una cultura dominata dall’immagine, dalla televisione, dalla pubblicità, dai rotocalchi e da colossali cartelloni pubblicitari. Così anche l’arte incontra i mass media, dando vita alla Pop Art, corrente artistica che documenta l’arte popolare americana (ma non solo), trasformando in estetica le icone proposte dai mezzi di massa.

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Sandwich and Soda

Tra i maggiori esponenti di tale corrente troviamo Andy Warhol, Claes Oldenburg, Tom Wesselmann e l’artista in questione, colui che propose la “Pop Art a puntini”: Roy Lichtenstein.

Le sue opere ricalcano alcuni frammenti di stripes (fumetti), pur emergendo per la loro unicità ed originalità. L’artista, infatti, decontestualizza alcuni oggetti sovradimensionandoli, tecnica con cui i disegni assumono forme e significati diversi rispetto all’originale. In particolare, l’autore predilige particolari di una figura, enfatizzando un tipo di ottica già in uso nei fumetti e nell’ambito cinematografico.

Comunque, la firma indistinguibile di Roy Lichtenstein è l’uso dei puntini Ben-Day (così chiamati dal nome dell’inventore di questo processo di stampa, Benjamin Day). Le campiture dei volti o degli sfondi, infatti, sono trattate con un puntinato che si ispira al retino tipografico: i puntini che vedete nelle sue opere non sono stampati, ma sono meticolosamente resi a mano con vernice e stencil. Applicando il colore attraverso griglie traforate, si ha lo stesso effetto di una stampa fotografica.

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Roy Lichtenstein at work in his studio
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Hot Dog
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Still Life with Pitcher

Così, isolando gli oggetti dal loro convenzionale contesto di lettura, Lichtenstein porta l’attenzione su dettagli che altrimenti passerebbero inosservati ai nostri occhi.

Lo scopo?

L’obiettivo dell’artista è quello di meditare sul significato delle immagini nell’era del consumismo: siamo talmente sommersi da immagini pubblicitarie, da messaggi ed informazioni, che il nostro occhio non è più abituato a soffermarsi su particolari dettagli o a contemplare un oggetto nella sua interezza. La realtà contemporanea è vissuta di più attraverso il filtro dell’immagine stampata, piuttosto che in prima persona. Per tale motivo l’artista predilige una forma estetica che lo pone in diretto contatto con l’immagine, invece di realizzare una stampa fotografica. Inoltre, la sequenza di un fumetto, da lettura di intrattenimento popolare, acquisisce la stessa dignità di un’opera d’arte.

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Still Life with Cabbage
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Mustard on White

Perché proprio il cibo come soggetto?

Perché la globalizzazione e il consumo di massa si ripercuotono anche sul cibo, attraverso un consumismo dilagante e la sovrapproduzione di beni al supermercato. La Popular Art, ma in particolare Roy Lichtenstein, ponendo al centro immagini del cibo, eleva il soggetto a nuova dignità artistica, sottolineandone il valore estetico e profondo rispetto a quello che le dinamiche del consumismo inducono a considerare.

Le opere di Lichtenstein hanno un’elevata e sofisticata qualità non solo formale, ma anche concettuale. Sono al contempo immagini grafiche e rappresentazioni di immagini grafiche: l’artista ci permette di osservare un oggetto di uso comune non come simbolo di qualcos’altro, ma nella sua bellezza e complessità intrinseca. E ha avuto il grande merito di riuscire a diffondere e trasmettere questa visione in una società come quella americana degli anni ’60, non cosa da poco.

di Chiara Cocon


fonti:

http://www.uni3ivrea.it/ARCHIVIO/anno%202011/ARTE/LEZIONE06.pdf

http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2013/5/116438.html

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